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24/01/2008
Breve trama: Frank Lucas (Denzel Washington) è il fedele guardaspalle di Bumpy Johnson, gangster vecchio stampo e leggenda della malavita newyorkese. Con la morte del suo maestro, Frank si sentirà in dovere di portarne avanti il nome, affermando così la sua posizione e rivoluzionando completamente il mercato del narcotraffico.
Richie Roberts (Russel Crowe), invece, è un poliziotto alla “Serpico”, malvisto quindi tra i colleghi, ma fermamente saldo nei suoi principi. A causa del lavoro, della sua nomea, e delle cattive compagnie che è costretto a frequentare, dovrà rinunciare alla sua famiglia; la sua unica rivalsa sarà quella di smantellare pezzo per pezzo il nuovo cartello del Jersey fino ad arrivare al suo massimo esponente: Frank Lucas.
Commento: Così come “BLUE MAGIC” è il marchio che il gangster Frank Lucas imprime per garantire la qualità dei suoi prodotti, anche American Gangster è il segno ineluttabile del valore delle opere firmate da Ridley Scott. Si capisce, infatti, sin dalle prime battute, che il film difficilmente deluderà il pubblico. La struttura narrativa, ispirata da una storia vera, è fin troppo semplice: da una parte l’allievo che stravede per il proprio maestro e che finisce col superarlo, dall’altra lo sbirro incorruttibile che gli da la caccia come fosse una questione personale; il tutto immerso in uno scenario accattivante come quello dell’America anni 70, con tutti i suoi Nixon e Vietnam. Nel caso di American Gangster, tuttavia, la semplicità lungi dall’essere neanche lontanamente accostabile alla banalità. Il film è piuttosto omogeneo, non ha né momenti di particolare tensione né attimi di pausa, insomma è uno di quei film che vanno seguiti con attenzione fino alla fine.
Il cast è di primo ordine: Russel Crowe veste benissimo i panni dello sbirro irreprensibile, mentre un Denzel Washington così maledettamente figlio di puttana non lo si ammirava dai tempi di Training Day.
Un film negro!
Voto al film: 7,5
15/02/2007
INLAND EMPIRE è la storia di una vecchiaccia brutta e zozza che un giorno si presenta a casa di una baldracca bionda che si crede figa, ma in realtà è un cesso, tanto che il marito si fa le seghe tutto il giorno al piano di sopra senza mai cagarla (si scoprirà più avanti che questa sua manìa per la masturbazione lo ha reso sterile). La vecchiaccia oltre ad essere brutta e zozza è anche una psicopatica, che con le sua mani rugose e piene di macchie di fegato riesce a spostare il tempo e lo spazio, tanto che la figa, che in realtà è un cesso, si chiede: “Ma chi cazzo ho fatto entrare in casa mia? Non era meglio un rappresentante della Folletto? Magari me lo ingroppavo pure!” Tutto d’un tratto si scopre che la figa, che in realtà è un cesso, è un’attrice coi controcoglioni e riesce ad ottenere la parte nel remake di un film mai terminato perché maledetto da degli zingari circensi polacchi alcolizzati e puttanieri. Questi zingari circensi polacchi alcolizzati e puttanieri praticamente stavano tutto il giorno ad osservare sti 3 conigli giganti di una sit-com nella stanza d’un albergo cadente mentre cercavano l’ispirazione per scrivere sto film. A questo punto si inizia finalmente a girare sto benedetto (scusate maledetto) film, dove, oltre alla figa, che in realtà è un cesso, partecipa anche un bell’uomo dipellesemprevestito e perennementeingriffato tanto che riuscirà poi a fottersi la figa, che in realtà è un cesso (sarà il climax del film)! Sul set del film si osserva la metaforica e metafisica critica di Lynch verso la carenza di tecnici delle luci e del suono ad Hollywood, il che spiega perché questa potrebbe essere la sua ultima opera prima. A questo punto avviene la svolta che spiega in toto il film: viene a galla che la figa, che in realtà è un cesso, ha una vita parallela da puttana di borgo e si ritrova improvvisamente senza il pappa che la protegge, allora tutte le altre puttane, con l’aiuto di uno zingaro circense polacco alcolizzato e giustamente puttaniere, ingaggiano un’altra zoccola, psicopatica mora e senza scrupoli che si diverte ad ammazzare la gente con un cacciavite, con l’intento di uccidere la figa, che in realtà è un cesso, e anche una troia, per iniziare ad eliminare la concorrenza di mignotte che si fa sempre più spietata ad Hollywood. La zoccola psicopatica mora e senza scrupoli che si diverte ad ammazzare la gente con un cacciavite riesce ad eliminare la pseudoputtanattrice, la quale decide di andare a morire in mezzo a tre barboni che, come Paolo Bonolis, conoscono il vero significato della vita o che sono strafatti di crack: una negra dal labbro gigante che non conosce bene i quartieri di Hollywood, una cinegra sciroccata la quale è innamorata di una sua amica bionda con un buco nella figa causatole da una scimmia scappata dal circo di cui sopra, e un negrone superdotato che sta lì a sorbirsi tutte quelle puttanate solo perché vuole farsi la cinegra con la passione per le bionde dalla figa bucata dalle scimmie. A questo punto muore la protagonista e il film finisce direte voi... manco per il cazzo! Perchè la scena dove lei muore è in realtà la scena del film nel film che è già dentro il film della testa pazzoide di Lynch, il quale ci ammorba per un’altra oretta con immagini stronze e prive di senso che renderebbero un normale ed innocuo individuo persino Charles Manson. L’ultima oretta di film purtroppo mi è un po’ sfuggita, però ricordo che a un certo punto arriva il pagliaccio di IT che cerca di mangiarsi i conigli giganti e di chiavarsi la figlia della protagonista, la quale, anch’essa baldracca come mamma, ha passato la sua vita intera a piangere davanti ad un televisore scassato. La figa, che in realtà è un cesso, spara ad IT e lo uccide, bacia la figlia in bocca con la lingua per poi sparire, ricomparendo nella grande e imperiosa scena finale. Seguimi bene amico perché la scena finale rappresenta la chiave di lettura del film. Allora, immagina il gran salone di una casa chiusa del passato, pieno zeppo di puttane, con una scimmia (che in realtà è la sorella dell’altra che si diverte a bucare le passere) e un falegnametaglialegna che taglia la legna per sfogarsi perché non ha i soldi nemmeno per farsi fare una sega. Improvvisamente compare un trans che inizia a cantare e a ballare e le altre puttane iniziano ad imitarlo/a. Non hai ancora capito? INLAND EMPIRE è in realtà un fottutissimo musical!
12/02/2007
Breve trama: Chiedo scusa in anticipo ma non sarò in grado di fornire una trama ragionevole. A grandi linee INLAND EMPIRE è la storia di un’ attrice (Laura Dern) impegnata sul set di un nuovo film che altro non è se non il remake di un’opera precedentemente girata ma abbandonata a metà per una maledizione polacca che causò la morte degli attori. Da qui INLAND EMPIRE si apre su tre piani narrativi: la storia della maledizione polacca , le riprese del film , e la vita reale degli attori che partecipano alle riprese del film. Le tre trame si fondono in un'unica realtà fino a rendere impossibile una distinzione. Questo è il trailer e da solo basterà , credo, ad incuriosirvi
Commento: Potrebbe essere l’ ultimo film di Lynch. Già di per sé questo sarebbe un ottimo motivo per correre al cinema e gustarselo. Peccato che non sia l’unico. Specifico subito che INLAND EMPIRE (va scritto in maiuscolo per volontà del regista) non è un film come siamo abituati a vedere. In questi giorni ho letto molte recensioni (tutte entusiastiche fra l’altro) in cui viene quasi sempre usato il termine “esperienza” per descriverlo. Effettivamente si tratta di qualcosa di completamente nuovo. Se già conoscete Lynch saprete a grandi linee a cosa andate incontro ma credetemi con INLAND EMPIRE il registra americano si è spinto veramente oltre. Il film è distaccato da qualsiasi logica interpretativa. Rifiuta ogni concessione al cinema a cui siamo abituati. Sono tre ore di bombardamento, di sperimentazione, di immagini scurissime, gotiche, disturbate e disturbanti. Non esiste trama. O meglio , esiste ma è soltanto la nostra interpretazione. Non c è un filo logico a dettare le coordinate del film. Ci si vede quello che si vuole. Ogni immagine acquista validità personale , ogni fotogramma ha ragion di essere soltanto in quanto immagine. Potrebbe benissimo essere definito un film d’ avanguardia. Meglio ancora se definito un film astratto. Guardare INLAND EMPIRE è come starsene impalati davanti ad un quadro d’ arte astratta. Esserne completamente assorbiti. Non esiste una sola e unica interpretazione, dentro al quadro ci si vede quello che si vuole. La grandezza di Lynch è sempre stata questa. Prendere delle immagini ed esaltarne la loro grandiosità, non è mai stato interessato a creare una splendida storia (tranne che per Una Storia Vera di qualche anno fa). Questo film è veramente qualcosa di enorme. A fine visone l’unica sensazione tangibile è lo stordimento, si ha la certezza di aver assistito ad occhi aperti all’ incubo di qualcun altro. Come in tutti i suoi altri film riveste notevole importanza il ruolo della colonna sonora: anche qui , tranne che per un paio di canzoni “normali”, Lynch si affida a qualcosa di immateriale, di astratto. Sopra tutto l‘arco delle tre ore si stende un ronzio industriale, meccanico. Le immagini acquistano ancora più profondità grazie ad una colonna sonora ambientale, astratta, libera da ogni tipo di vincolo e appiglio melodico. E’ solo rumore. In definitiva se cercate qualcosa di nuovo, se cercate veramente un’ esperienza che possa stordirvi o se semplicemente siete fra quelli che dal cinema chiedono qualcosa in più rispetto al solito “compitino” fiondatevi a vedere questo capolavoro. Se invece cercate sicurezze e una visone che vi faccia tornare a casa con le solite certezze allora evitate INLAND EMPIRE ed ogni altra opera di David Lynch.
Voto al film: 9
Recensione realizzata da Simone Secchiero
18/01/2007
Breve trama: Rocky Balboa (Sylvester Stallone), il due volte campione del mondo dei pesi massimi, si è ritirato ormai da anni, il mondo della boxe non gli appartiene più, la moglie Adriana è morta, e gestisce un ristorante italiano a Philadelphia, dove si diletta a raccontare episodi e aneddoti della sua gloriosa carriera pugilistica. Al suo fianco c’è sempre il cognato alcolizzato Paulie, mentre il figlio è ormai cresciuto e fa fatica a ritagliarsi uno spazio in società a causa dell’importante cognome che porta. Rocky conduce una vita tranquilla, ma sente che qualcosa dentro di sé manca, così, dopo aver visto in TV un incontro virtuale tra lui e l’attuale campione del mondo in carica, Mason Dixon (con Rocky vincente), decide di tornare ad allenarsi e provare per un ultima volta l’ebbrezza di tornare sul ring.
Commento: A distanza di 16 anni lo Stallone Italiano torna sul ring e sui grandi schermi delle sale cinematografiche, facendolo in modo elegante, sobrio e con un pizzico d’umorismo. La trama lascia trapelare qualche leggerezza dal punto di vista storico, ma bisogna comunque apprezzare il fatto che, riprendere in mano una saga che è stata ed è leggendaria, non era poi così facile. Stallone, attore, sceneggiatore e regista del film, ci mostra da una parte il vecchio Rocky: buono, gentile, generoso e anche un po’ ingenuo, dall’altra un uomo distrutto dalla scomparsa della moglie, appesantito dai ricordi, ma che comunque conserva ancora dentro di sé un fuoco che si rifiuta a spegnersi. Il boxer di Philadelphia sente che ha ancora qualche “cartuccia da sparare” e nonostante i timori iniziali decide di mettersi in gioco ancora una volta, riuscendo anche a riavvicinarsi al figlio. La storia è permeata di flashback e spezzoni dei capitoli precedenti che oltre a risultare piacevoli e continuativi, non vengono mai inseriti a caso. L’incontro finale è girato in digitale e con audio in presa diretta per dare maggior risalto al combattimento, e per un breve istante (grazie a Dio) compare anche Tyson. Evito di dirvi come si conclude l’incontro, diciamo solo che alla fine sono tutti contenti, tranne i gran tamarroni accorsi al cinema e che si aspettavano la solita americanata.
Voto al film: 7 
06/04/2006
Breve trama: Bruno (Silvio Orlando) è un produttore cinematografico di scarso successo oramai al crepuscolo della carriera: è pieno di debiti, gli amici lo abbandonano, e perfino sua moglie (Margherita Buy) ha deciso di lasciarlo. Durante una rassegna dei suoi più famosi film riceverà da Teresa (Jasmine Trinca), ragazza madre e regista in erba, la sceneggiatura de “Il caimano”, un progetto per un film su Berlusconi. Mosso dalla disperazione e dalla speranza deciderà, senza nemmeno aver letto interamente lo script, di dar vita al film il quale, oltre ad incontrare difficoltà nei finanziamenti, sarà in procinto di essere abbandonato. Commento: Meglio rimanere tappati in casa a sorbirsi l’ultimo round tra due vecchi pugili pronti a contendersi l’ultimo insulto (Prodi vs. Berlusconi), o uscire a vedere Il Caimano? Inutile dire che ho scelto senza tanto indugiare la seconda ipotesi, nonostante non sia un grande amante di Moretti e per il quale, inoltre, nutro una genuina antipatia. Stavolta, però, bisogna fargli i complimenti perché Il Caimano è proprio un bel film, che non è solo un’opera propagandistica contro Berlusconi, ma lo spaccato di un’italietta divisa fra coloro che si divertono e godono nel prendere in giro il premier sulla statura, sui lifting e i trapianti di capelli bene o malriusciti, e quelli che invece si rifiutano di vedere. Ovviamente sono presenti nel film anche documenti del peggior repertorio berlusconiano: la pessima figura fatta a Strasburgo dove Silvio decanta le bellezze e il sole italiano e dove attacca duramente il parlamentare tedesco Schulz appellandolo “Kapo”, e qualche stralcio dei vari processi che lo hanno visto imputato. In pratica il film di Nanni Moretti non ha come obiettivo principale quello di far porre allo spettatore l’ennesimo dubbio sul torbido passato finanziario del Cavaliere, Moretti stesso nel film arringa sul fatto che chi la verità la vuol conoscere non fa fatica a trovarla, ma analizzare con fredda lucidità come “sua emittenza” sia riuscito, nel bene o nel male, in questi 20 e più anni di militanza catodico-calcistico-politica a cambiare un intero paese. Anche coloro che si dichiarano i suoi più grandi oppositori non sono esenti da colpe. Un finale premonitore, infine, investe lo spettatore in un sogno rivoluzionario neanche tanto lontano dall’essere realizzato.
Voto al film: 7 
20/03/2006
Breve trama: La madre di Orfeo (Silvio Muccino) viene licenziata dall’albergo in cui lavora per mano di Achille (Carlo Verdone), in seguito al furto di un computer. Il figlio, convinto dell’innocenza della madre, cercherà in tutti i modi di farla riassumere, senza però riuscirci. Di fronte all’ennesimo rifiuto comincerà la sua opera di vendetta nei confronti di Achille. Senza troppe difficoltà il ragazzo riuscirà così a distruggere l’esistenza del suo antagonista, senza però sapere che egli è il padre della ragazza di cui si sta innamorando. I due grandi nemici saranno, dunque, costretti a deporre le armi per ritrovare la donna che amano, riuscendo ad instaurare una bella amicizia. Commento: Per stessa ammissione del regista, originariamente, questo film era stato pensato come possibile remake di “In viaggio con papà” (1982), mitico film del duo capitolino Sordi-Verdone, tuttavia, data la vena decisamente poco comica di Muccino, il progetto è stato subito abbandonato. Ciò nonostante, il ragazzo dal linguaggio incomprensibile e dalla “s” sibilante dimostra in questo film di sapersi muovere abbastanza bene, anche perché lo fa in un terreno che oramai gli è congeniale: quello delle commedie sentimentali. Il mio miglior nemico è, di fatto, una commedia sentimentale, dove momenti comici e drammatici (forse con questi ultimi si è voluto eccedere) si intrecciano e si alternano fino all’epilogo. Il film è piacevole e divertente e la mimica facciale di Verdone diventa elemento essenziale nelle scene madri. Muccino si dimostra una discreta spalla nelle sequenze “tristi”, molto meno riesce a dare in quelle divertenti, dove, a volte, pare finto (risate sforzatissime). Il finale è tipicamente verdoniano, e in particolare ricorda quelli di: Maledetto il giorno che t’ho incontrato (1992) e Perdiamoci di vista (1994). Tuttavia la miglior regia, a mio giudizio, rimane quella di Compagni di scuola (1988).
Voto al film: 6,5
14/01/2006
Breve trama: Gilberto (Leonardo Pieraccioni), insegnante d’educazione fisica alle superiori, è prossimo ai quaranta anni e ha da poco divorziato a causa dell’infedeltà della moglie. Egli è perseguitato da Paolina (Maria Giulia Gorietti), sua alunna, che lo ama alla follia e lo tempesta di bigliettini con scritto “Ti amo” ogni volta in lingua diversa. Suo fratello Cateno (Giorgio Panariello), bidello tartaglione col pallino dell’immersione e del nuoto, non perde occasione per mettere in piazza le faccende amorose e personali del fratello. In circostanze molto particolari Gilberto conoscerà Margherita (Marjo Berasategui), dottoressa per animali, della quale presto s’infatuerà. Una serie di sfortunate coincidenze e fraintendimenti metteranno alla prova il professor Pieraccioni che dovrà fare i conti con l’intransigente preside della scuola (Francesco Guccini). Commento: C'è veramente poco da dire, è il solito film pieraccioniano che ogni Natale ci viene rifilato e che puntualmente delude lo spettatore. Due o tre scene degne di essere ricordate, un paio di fighe per allietare il pubblico maschile, partecipazioni eccellenti (se così la si vuol definire quella di Guccini) e l'ormai trito e ritrito umorismo toscano. Peccato non sfruttare di più le capacità di un grande attore quale Rocco Papaleo, unico salvagente del film. Voto al film: 5
30/10/2005
Breve trama:il film narra la storia di Edward R. Murrow (David Strathairn), un giornalista televisivo della CBS News, che nei primi anni cinquanta diventò famoso per essersi ribellato al senatore Joseph McCarthy. Si era infatti in piena guerra fredda, i rapporti tra USA e URSS erano tesissimi, ed il senatore aveva instaurato una politica di terrore, che portava chiunque a poter essere accusato di essere comunista. Con il suo programma “See it now” Murrow iniziò a combattere la “caccia alle streghe” di Murrow, portando casi concreti di gente licenziata perché accusata di essere vicina gli ideali sovietici, arrivando infine all’allontanamento di McCarthy, che venne poi relegato a compiti minori Commento:girato interamente in bianco e nero, il film poggia interamente sulla splendida interpretazione di David Strathairn, premiato al Festival di Venezia con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: il giornalista della CBS ci viene riprodotto in modo molto fedele, a partire dall’immancabile sigaretta che lo accompagnava in ogni servizio. La seconda regia di Clooney è anche più convincente della prima, cioè “Confessioni di una mente pericolosa”, biografia del produttore televisivo Chuck Barry, che secondo me non è stato apprezzato per quello che realmente valeva. Comunque il film si svolge interamente negli studi della CBS News, dove Murrow prepara i servizi assieme i colleghi, tra i quali possiamo segnalare la presenza dello stesso George Clooney e di Robert Downey Jr. Un ruolo è anche affidato a Ray Wise, il padre di Laura Palmer in Twin Peaks. Si può definire questo film quasi come un documentario, e probabilmente penso che molti non lo avranno apprezzato, soprattutto chi non conosceva bene la storia. Personalmente, sapendo di cosa parlava, mi sono documentato prima di andare a vederlo, e mi sono appassionato alla vicenda, anche perché il film fa molto riflettere sul ruolo della televisione, che dovrebbe informare mentre spesso preferisce mettere al primo posto l’inoffensivo intrattenimento. In Italia ultimamente è capitato, ahimè, spesso che giornalisti come Murrow siano stati sospesi per aver detto ciò che pensavano: speriamo che in futuro queste persone possano parlare senza rischiare continuamente di essere censurate. (Redatta da Fabio Balzani)
Voto al film: 8
06/10/2005
Breve trama: il film narra la vicenda umana del pugile James J. Braddock (Russel Crowe), realmente esistito. Inizialmente visto come giovane promessa, durante la Grande Depressione del ’29 si frattura una mano e viene subito dato per finito, con conseguente revoca della licenza da pugile. Ridotto sul lastrico, dovrà fare di tutto per provvedere alla moglie (Reneè Zellweger) ed ai suoi tre figli. Un giorno finirà addirittura a chiedere l’elemosina ai suoi “amici” del mondo della boxe. Vedendolo così, il suo ex-manager (Paul Giamatti) riuscirà ad organizzargli un ultimo incontro. Il pugile riesce, contro ogni previsione, a vincere e da qui inizierà a battere avversari sempre più forti, perfino il “killer” Max Baer, laureandosi campione del mondo dei pesi massimi. Commento: dalle premesse mi aspettavo un film noioso, ed ero francamente un po’ restio ad andare a vederlo. Però quando sono entrato in sala, il mio giudizio è cambiato completamente. Il film scorre e due interpretazioni spiccano su tutte: quella di Russel Crowe, tanto bravo sul set quanto scalmanato nella vita, e quella di Paul Giamatti, fantastico manager, sempre più bravo dopo aver recitato nell’ottimo “Sideways”. Più che una storia sul pugilato, è una storia sul coraggio di un uomo, ridotto sul lastrico, che riesce, anche degradandosi fino all’elemosina, a ricominciare e a battere il campione del mondo, insopportabile quasi quanto la campionessa che avevamo visto in “Million Dollar Baby”. Possiamo dire che quest’ultimo film si avvicina molto a Cinderella man per il fatto che in entrambi la boxe è solo un contorno, per parlare di qualcosa molto più grande: l’eutanasia nel capolavoro di Eastwood, la Grande Depressione ma soprattutto la forza di ricominciare nel film di Ron Howard, indimenticabile Ricky Cunningham in “Happy Days”, ma anche buon regista, autore tra gli altri del pluripremiato “A beautiful mind”. Personalmente penso che il film non riuscirà ad arrivare a molti Oscar, perché dopo l’abbuffata del 2004 penso che non verrà premiato di nuovo un film che parla di pugilato: a parte questo, il valore del film è molto alto, ed ora aspetto con impazienza di vedere il nuovo progetto, cioè la trasposizione cinematografica del best-seller di Dan Brown, “Il codice Da Vinci”, col grande Tom Hanks e Jean Renò.
Voto al film: 7,5 
04/07/2005
Breve trama: Il mondo viene preso d’assalto dagli alieni, decisi nel voler estinguere la razza umana. L’operaio Ray Ferrier (Tom Cruise), un padre che non rispecchia affatto la figura del genitore modello, tenterà di salvare la vita dei suoi due figli nonostante ciò appaia impossibile.
Commento: Amareggiato, deluso e anche un poco stizzito nell’aver “buttato” all’aria 7 Euro per assistere all’ultima fatica di Steven Spielberg, La guerra dei mondi, omonimo remake dell’opera prima, diretta da Byron Haskin nel lontano 1953. Quel film non ho mai avuto il piacere di poterlo vedere, ma ho notato che nello stesso anno vinse l’oscar per i migliori effetti speciali. Paradossalmente, ancora oggi, gli effetti speciali sono il vero punto di forza de
La Guerra dei mondi versione Spielberg, di certo non proprio l’ultimo arrivato in materia. Può capitare, però, che anche il più grande pioniere del genere possa toppare, ed è proprio perché lo riteniamo il decano indiscusso, che possiamo permetterci di ammettere, senza vergogna alcuna e senza sollevare per questo un inutile polverone di polemiche, che da lui ci si aspettava qualcosa di molto più elaborato.
Si poteva evitare il solito melenso finale, si poteva evitare l’incredibile serie di fortunate coincidenze, si poteva fare a meno degli assillanti primi piani di una insopportabile e piagnucolosa Dakota Fanning (gli mancano solo i boccoli per poterla definire
la Shirley Temple del 2000) così come la presenza di un odioso ragazzino cross-over, specchio dell’indolenza giovanile verso il genitore, che si crede Rambo; mentre si doveva curare con più scrupolo sia lo sviluppo generale del film che la parte finale, concepita a tirar via. Inutile commentare l’ennesima prova di un ottimo Tom Cruise, nonostante il cambio di voce nel doppiaggio, e degli scintillanti effetti speciali. Peccato non riescano a riequilibrare le sorti di un film che fa acqua da tutte le parti.
Voto al film: 5
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AMERICAN GANGSTER |
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Voto al film: |
7,5 |
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INLAND EMPIRE |
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Voto al film: |
9 |
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ROCKY BALBOA |
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Voto al film: |
7 |
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IL CAIMANO |
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Voto al film: |
7 |
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IL MIO MIGLIOR NEMICO |
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Voto al film: |
6,5 |
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TI AMO IN TUTTE LE LINGUE DEL... |
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Voto al film: |
5 |
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GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK |
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Voto al film: |
8 |
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CINDERELLA MAN |
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Voto al film: |
7,5 |
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LA GUERRA DEI MONDI |
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Voto al film: |
5 |
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BATMAN BEGINS |
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Voto al film: |
8 |
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STAR WARS III |
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Voto al film: |
8,5 |
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SIN CITY |
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Voto al film: |
7,5 |
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OLD BOY |
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Voto al film: |
7 |
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THE WOODSMAN |
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Voto al film: |
7 |
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THE AVIATOR |
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Voto al film: |
6 |
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ALEXANDER |
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Voto al film: |
7,5 |
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DONNIE DARKO |
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Voto al film: |
8 |
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SE MI LASCI TI CANCELLO |
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Voto al film: |
8 |
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IO, ROBOT |
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Voto al film: |
4 |
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THE VILLAGE |
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Voto al film: |
6= |
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COLLATERAL |
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Voto al film: |
7,5 |
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MAN ON FIRE |
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Voto al film: |
8 |
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FAHRENHEIT 9/11 |
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Voto al film: |
7 |
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LADYKILLERS |
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Voto al film: |
6,5 |
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TROY |
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Voto al film: |
6 |

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