Ed eccoci alla mia prima recensione, e non posso che essere onorato di iniziare con quello che considero il più bel film gangster mai realizzato, ovvero “C’era una volta in America” di Sergio Leone.
Il film, accompagnato dalla splendida colonna sonora di un altro grande esponente del marchio italiano all’estero, ovvero Ennio Morricone, fa allusione al tema della memoria, ovvero quella del protagonista Noodles:egli torna dopo 35 anni nel quartiere dove era cresciuto,il Lower East side, il quartiere ebraico dove era nato e vissuto, e ritrova il suo vecchio amico Moe, che gestisce ancora il bar dove Noodles aveva passato la sua infanzia.
Trama:Siamo nel 1922:un ragazzo ebreo di nome Noodles forma una banda di piccoli gangster assieme a tre suoi amici, Patsy, Cockeye e Dominic:alla banda si aggiunge un altro ragazzo da poco giunto in città, Max. Quest’ultimo riesce a rubare la piazza al bullo del quartiere, Bugsy, che in poco tempo viene estromesso dagli affari della banda.Così questi decide di vendicarsi:uccide Dominic, ma viene a sua volta ucciso da Noodles, che però viene condannato a dieci anni di carcere. Egli riesce a sopravvivere grazie soprattutto al ricordo della donna che ama, Deborah, sorella di Moe. Uscito dal carcere, Noddles trova ad attenderlo i suoi vecchi amici, che gli riferiscono di aver allargato il loro giro di affari al traffico degli alcolici. Al bar di Moe rincontra Deborah, ormai donna, che lo tratta con freddezza. Intanto Noodles, dopo una rapina ad un commerciante di gioielli, capisce che non si tratta più dei piccoli furti da strada a cui era abituato: ormai il rischio è la vita. Durante la rapina alla gioielleria, Noodles violenta Carol, la moglie del gioielliere. Questa diventerà poi l’amante di Max. Noodles invece pensa sempre a Deborah: un giorno, dopo una cena in riva al mare, la ragazza gli dice che partirà per Hollywood. Noodles, temendo di non rivederla più, durante il ritorno in macchina la violenta, perdendola così per sempre.
Successivamente, durante una vacanza in Florida, Max legge su un giornale che il proibizionismo sta per essere abrogato:così propone a Max un colpo alla Federal Reserve Bank, che li sistemerebbe per tutta la vita. Noodles non è d’accordo, ed inoltre Carol gli chiede di fare qualcosa per impedire a Max di farsi uccidere.
Così Noodles decide di tradire l’amico e di informare la polizia sull’ultimo trasporto di alcolici della banda. Anche Noodles doveva far parte della spedizione, ma Max lo colpisce per un eccesso di ira, facendolo svenire.
Così, risvegliatosi, Noodles scopre che i suoi tre amici,dopo una sparatoria con la polizia, sono morti:Max però è l'unico ad essere carbonizzato.
Per dimenticare si rifugia in una fumeria d’oppio, ma alcuni killer lo stanno cercando:egli riesce a fuggire, ma nella valigia che rappresentava il fondo comune della banda trova solo vecchi giornali. Così acquista un biglietto di sola andata per il primo treno e se ne va.
La vicenda si sposta così nel 1968:un anziano Noodles, sulle note di “Yesterday” dei Beatles, torna dopo 35 anni a New York, richiamato da una lettera che lo avvertiva dello spostamento del cimitero ebraico. Qui trova solo il suo vecchio amico Moe, gestore del bar.
Noodles visita la tomba dei suoi amici, e al suo interno trova una chiave per un deposito bagagli della stazione. Va così ad aprirlo ed al suo interno trova un biglietto con scritto “questo è il pagamento anticipato per il tuo prossimo lavoro”.
Noodles fa così visita a Carol, che risiedeva in una casa di riposo: viene a sapere che Deborah è diventata famosa e che ormai una stella di Hollywood.
Va così a trovarla, e le chiede chi sia un certo senatore Bailey, che lo aveva invitato nella sua villa. La donna, che viveva con Bailey, scongiura Noodles di non andare.
Ma , uscendo dal camerino, trova il figlio di Deborah che è uguale a Max da ragazzo:scopre così che il suo amico non è morto.
Così si reca nella villa del senatore, e scopre che in realtà questi non è altri che Max:egli si era impossessato dei soldi della valigetta ed aveva iniziato una nuova vita.
Però ora rischia di essere assassinato a causa di uno scandalo edilizio:preferisce così che sia un suo amico ad ucciderlo.
Ma Noodles rifiuta e se ne va. Mentre se ne sta andando Noodles vede un camion della nettezza urbana ed un uomo che sparisce al suo interno:è questa la terribile fine di Max.
Commento:Che altro dire, ci troviamo di fronte ad un capolavoro, al film gangster per antonomasia.
Differentemente da altri film, come “Il Padrino”, di Francis Ford Coppola, non si sa alla fine del film se abbiamo assistito ad avvenimenti reali, o se tutto è stata un’invenzione causata dai fiumi dell’oppio. Difatti il film inizia e finisce allo stesso modo, con Noodles che nel teatro cinese si dedica a questo vizio. Alla fine del film poi Noodles assume in viso un ghigno:è un sorriso enigmatico, che può essere il sorriso del Noodles anziano che vuole dimenticare, del Noodles giovane che dopo la morte di Max ha tutta la vita davanti o di un semplice drogato che scopre di essere in preda alle allucinazioni.
Il fascino del film sta proprio qui, nel fatto che Leone non ci dà mai risposte precise, ma lascia spazio all’immaginazione e all’interpretazione personale:ad esempio, ognuno di noi avrà dato un’interpretazione precisa ai 22 squilli di telefono che intercorrono prima che venga alzata la cornetta, nella scena in cui Noodles telefona alla polizia.
Oltre al grande merito del regista, non bisogna però dimenticarsi degli attori:grande prova del quasi adolescente Robert De Niro nel ruolo di Noodles e di James Woods nel ruolo di Max.
Unico mio personale rimpianto è che il grande e, secondo me, inimitabile nel ruolo di gangster, cioè Joe Pesci abbia una parte veramente ridicola:lo avrei visto molto meglio al posto di uno dei componenti della banda.
Un dettaglio di poco conto in confronto alla grandezza del film:peccato però che Sergio Leone non possa più regalarci film di questo calibro, e visti i registi italiani che girano di questi tempi credo che dovrà passare molto tempo prima di trovare un degno erede.






