INLAND EMPIRE è la storia di una vecchiaccia brutta e zozza che un giorno si presenta a casa di una baldracca bionda che si crede figa, ma in realtà è un cesso, tanto che il marito si fa le seghe tutto il giorno al piano di sopra senza mai cagarla (si scoprirà più avanti che questa sua manìa per la masturbazione lo ha reso sterile). La vecchiaccia oltre ad essere brutta e zozza è anche una psicopatica, che con le sua mani rugose e piene di macchie di fegato riesce a spostare il tempo e lo spazio, tanto che la figa, che in realtà è un cesso, si chiede: “Ma chi cazzo ho fatto entrare in casa mia? Non era meglio un rappresentante della Folletto? Magari me lo ingroppavo pure!” Tutto d’un tratto si scopre che la figa, che in realtà è un cesso, è un’attrice coi controcoglioni e riesce ad ottenere la parte nel remake di un film mai terminato perché maledetto da degli zingari circensi polacchi alcolizzati e puttanieri. Questi zingari circensi polacchi alcolizzati e puttanieri praticamente stavano tutto il giorno ad osservare sti 3 conigli giganti di una sit-com nella stanza d’un albergo cadente mentre cercavano l’ispirazione per scrivere sto film. A questo punto si inizia finalmente a girare sto benedetto (scusate maledetto) film, dove, oltre alla figa, che in realtà è un cesso, partecipa anche un bell’uomo dipellesemprevestito e perennementeingriffato tanto che riuscirà poi a fottersi la figa, che in realtà è un cesso (sarà il climax del film)! Sul set del film si osserva la metaforica e metafisica critica di Lynch verso la carenza di tecnici delle luci e del suono ad Hollywood, il che spiega perché questa potrebbe essere la sua ultima opera prima. A questo punto avviene la svolta che spiega in toto il film: viene a galla che la figa, che in realtà è un cesso, ha una vita parallela da puttana di borgo e si ritrova improvvisamente senza il pappa che la protegge, allora tutte le altre puttane, con l’aiuto di uno zingaro circense polacco alcolizzato e giustamente puttaniere, ingaggiano un’altra zoccola, psicopatica mora e senza scrupoli che si diverte ad ammazzare la gente con un cacciavite, con l’intento di uccidere la figa, che in realtà è un cesso, e anche una troia, per iniziare ad eliminare la concorrenza di mignotte che si fa sempre più spietata ad Hollywood. La zoccola psicopatica mora e senza scrupoli che si diverte ad ammazzare la gente con un cacciavite riesce ad eliminare la pseudoputtanattrice, la quale decide di andare a morire in mezzo a tre barboni che, come Paolo Bonolis, conoscono il vero significato della vita o che sono strafatti di crack: una negra dal labbro gigante che non conosce bene i quartieri di Hollywood, una cinegra sciroccata la quale è innamorata di una sua amica bionda con un buco nella figa causatole da una scimmia scappata dal circo di cui sopra, e un negrone superdotato che sta lì a sorbirsi tutte quelle puttanate solo perché vuole farsi la cinegra con la passione per le bionde dalla figa bucata dalle scimmie. A questo punto muore la protagonista e il film finisce direte voi... manco per il cazzo! Perchè la scena dove lei muore è in realtà la scena del film nel film che è già dentro il film della testa pazzoide di Lynch, il quale ci ammorba per un’altra oretta con immagini stronze e prive di senso che renderebbero un normale ed innocuo individuo persino Charles Manson. L’ultima oretta di film purtroppo mi è un po’ sfuggita, però ricordo che a un certo punto arriva il pagliaccio di IT che cerca di mangiarsi i conigli giganti e di chiavarsi la figlia della protagonista, la quale, anch’essa baldracca come mamma, ha passato la sua vita intera a piangere davanti ad un televisore scassato. La figa, che in realtà è un cesso, spara ad IT e lo uccide, bacia la figlia in bocca con la lingua per poi sparire, ricomparendo nella grande e imperiosa scena finale. Seguimi bene amico perché la scena finale rappresenta la chiave di lettura del film. Allora, immagina il gran salone di una casa chiusa del passato, pieno zeppo di puttane, con una scimmia (che in realtà è la sorella dell’altra che si diverte a bucare le passere) e un falegnametaglialegna che taglia la legna per sfogarsi perché non ha i soldi nemmeno per farsi fare una sega. Improvvisamente compare un trans che inizia a cantare e a ballare e le altre puttane iniziano ad imitarlo/a. Non hai ancora capito? INLAND EMPIRE è in realtà un fottutissimo musical!
Breve trama: Chiedo scusa in anticipo ma non sarò in grado di fornire una trama ragionevole. A grandi linee INLAND EMPIRE è la storia di un’ attrice (Laura Dern) impegnata sul set di un nuovo film che altro non è se non il remake di un’opera precedentemente girata ma abbandonata a metàper una maledizione polacca che causò la morte degli attori. Da qui INLAND EMPIRE si apre su tre piani narrativi: lastoria della maledizione polacca , le riprese del film , e la vita reale degli attori che partecipano alle riprese del film. Le tre trame si fondono in un'unica realtà fino a rendere impossibile una distinzione. Questo è il trailer e da solo basterà , credo, ad incuriosirvi Commento: Potrebbe essere l’ ultimo film di Lynch. Già di per sé questo sarebbe un ottimo motivo per correre al cinema e gustarselo. Peccato che non sia l’unico. Specifico subito che INLAND EMPIRE (va scritto in maiuscolo per volontà del regista) non è un film come siamo abituati a vedere. In questi giorni ho letto molte recensioni (tutte entusiastiche fra l’altro) in cui viene quasi sempre usato il termine “esperienza” per descriverlo. Effettivamente si tratta di qualcosa di completamente nuovo. Se già conoscete Lynch saprete a grandi linee a cosa andate incontro ma credetemi con INLAND EMPIRE il registra americano si è spinto veramente oltre. Il film è distaccato da qualsiasi logica interpretativa. Rifiuta ogni concessione al cinema a cui siamo abituati. Sono tre ore di bombardamento, di sperimentazione, di immagini scurissime, gotiche, disturbate e disturbanti. Non esiste trama. O meglio , esiste ma è soltanto la nostra interpretazione. Non c è un filo logico a dettare le coordinate del film. Ci si vede quello che si vuole. Ogni immagine acquista validità personale , ogni fotogramma ha ragion di essere soltanto in quanto immagine. Potrebbe benissimo essere definito un film d’ avanguardia. Meglio ancora se definito un film astratto. Guardare INLAND EMPIRE è come starsene impalati davanti ad un quadro d’ arte astratta. Esserne completamente assorbiti. Non esiste una sola e unica interpretazione, dentro al quadro ci si vede quello che si vuole. La grandezza di Lynch è sempre stata questa. Prendere delle immagini ed esaltarne la loro grandiosità, non è mai stato interessato a creare una splendida storia (tranne che per Una Storia Vera di qualche anno fa). Questo film è veramente qualcosa di enorme. A fine visone l’unica sensazione tangibile è lo stordimento, si ha la certezza di aver assistito ad occhi aperti all’ incubo di qualcun altro. Come in tutti i suoi altri film riveste notevole importanza il ruolo della colonna sonora: anche qui , tranne che per un paio di canzoni “normali”, Lynch si affida a qualcosa di immateriale, di astratto. Sopra tutto l‘arco delle tre ore si stende un ronzio industriale, meccanico. Le immagini acquistano ancora più profondità grazie ad una colonna sonora ambientale, astratta, libera da ogni tipo di vincolo e appiglio melodico. E’ solo rumore. In definitiva se cercate qualcosa di nuovo, se cercate veramente un’ esperienza che possa stordirvi o sesemplicemente siete fra quelli che dal cinema chiedono qualcosa in più rispetto al solito “compitino” fiondatevi a vedere questo capolavoro. Se invece cercate sicurezze e una visone che vi faccia tornare a casa con le solite certezze allora evitate INLAND EMPIRE ed ogni altra opera di David Lynch.
Voto al film: 9
Recensione realizzata da Simone Secchiero