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30/12/2004
Per il quinto IPSE DIXIT ho deciso di inserire il testo di una delle scene più esilaranti del cinema nostrano, ovvero la lettera che Benigni e Troisi scrivono a Savonarola in “Non ci resta che piangere”.
Frittole, Estate quasi 1500
“Santissimo Savonarola, quanto ci piaci!
Scusa le volgarità eventuali.
Santissimo, potresti lasciar vivere Vitellozzo? Se puoi? E’?
Savonarola, e che è? Oh! Diamoci una calmata, è? Oh!
E che è! Ma qua pare che ogni cosa ogni cosa uno non si può muovere che questo e quello eee... pure per te.....oh!
Noi siamo due personcine per bene che non farebbero male a una mosca, figuriamoci a un santone come te, anzi!
Noi ti salutiamo con la nostra faccia sotto i tuoi piedi, senza chiederti nemmeno di stare fermo, e puoi muoverti quanto ti pare e piace, e noi zitti sotto.
Scusa il paragone mosca e frate, non volevamo minimamente offenderti.
I tuoi peccatori di prima con la faccia dove sappiamo, sempre zitti sotto.”
(Saverio & Mario, NON CI RESTA CHE PIANGERE)
27/12/2004
 Il natale è ormai passato, col suo carico di panettoni, torroni e pandori da digerire.Però il periodo natalizio è stato anche particolarmente "gravido" in termini di produzioni cinematografiche, con il classico film di Natale di Boldi e De Sica, "Christmas in love", che si è conteso lo scettro di film più visto con "Tu la conosci Claudia" di Aldo, Giovanni e Giacomo(con però il anche terzo incomodo, Shrek 2).Io sono andato a vedere il primo a Natale(è tradizione ormai....), mentre il secondo l'ho lasciato per il giorno successivo, il 26.Devo dire che mi sono piaciuti entrambi, ma per una volta posso dire di aver preferito il film di Neri Parenti, perchè credo che, almeno per quest'anno, sia riuscito a realizzare un film non incentrato solamente su tette, culi, parolacce e rumori corporali.Uscendo dal cinema, ho avuto la sensazione di aver visto una commedia all'italiana, paragonabile alle insuperabili "Vacanze di Natale" di inizi anni '90. Peccato solo che non sia stato sfruttato in modo maggiore il talento artistico di Danny De Vito, che secondo me avrebbe potuto dare molto di più!Come già detto, mi è piaciuto anche il film del trio comico più famoso d'Italia, con in aggiunta una Paola Cortellesi sempre più brava.Dopo il flop del film a stampo gangsteristico, i tre sono tornati nella più rassicurante Milano, con una storia di intreccio amoroso a tre.Qui, per rispondere all'ingaggio di De Vito, si è resuscitato un "mito"(non mio)nostrano, cioè lo gnomico Pupo, con la sua canzone "Gelato al cioccolato".In definitiva, possiamo affermare che il bilancio dei film italiani di Natale è più che soddisfacente:speriamo solo che l'anno nuovo non ci porti altri "Natale in....", che hanno ormai rotto i coglioni, nè altri esperimenti extra-italia, di cui non ne sentiamo veramente la necessità!
21/12/2004
"Ci vuole un pazzo per beccare un pazzo!"
"Te ne pentirai per tutto il resto della tua vita, più o meno due secondi!"
(John Spartan, DEMOLITION MAN)
Spero vivamente che il Sir Webmaster mi scuserà per aver messo due frasi in una sola volta, ma mettendo questo film non me la sono sentita di escludere la seconda, che è veramente TAMARRISSIMA!
20/12/2004
Tutti noi, compresa la mente più labile, sappiamo molto bene quanto sia importante essere cauti e riflessivi su determinate dichiarazioni o episodi, tanto divertenti quanto fuori dal comune, che vedono come protagonisti amici o conoscenti. Tanto più bisogna essere premuniti ed accorti quando la storiella è passata per più di una bocca, o quando lo stesso narrante pare possedere il tipico profilo del bullo di periferia. Di balle, in città come in campagna, se ne sentono e se ne sono sentite a bizzeffe, eppure molte di queste risultano essere talmente originali e spassose, che il più delle volte non ci si preoccupa di provarne la veridicità. D’altra parte questo è il peculiare circolo biologico della cosiddetta leggenda metropolitana.
Fatta tal premessa, sento il piacere ed il dovere morale di raccontarvi questa storia.
Tutti voi conoscerete di sicuro il reality basato sul calcio che porta il nome di “Campioni”, quel programma con quella sigla orrenda cantata da una persona ancor più sgradevole (non me ne vogliano le fans di GIGGGI tanto meno gli amici camorristi a cui bacio le mani).
Ammetto, altresì, di essere un estimatore del programma, a mio modesto avviso uno dei pochi reality fatto veramente bene, che nel suo piccolo possiede comunque un senso, risultando assai piacevole soprattutto grazie a Graziani (Grazia Graziella e grazie al...).
Il pubblico che assiste alle partite del Cervia è uno degli elementi più assurdi del programma, composto da persone che, ovviamente, non vanno allo stadio per urlare e mostrare con fiero orgoglio il proprio attaccamento e la propria fede ai colori gialloblù, bensì per ben altre motivazioni:
1)Insultare Graziani
2)Vedere qualche bella fica
3)Pura curiosità
4)Ottenere 2 minuti di gloria catodica
5)Insultare Graziani
Il soggetto in questione appartiene alla terza e alla quarta categoria e, da un po’ di tempo, ogni volta che il Cervia gioca in casa, parte dalla stazione di Falconara Marittima per andare ad incitare la sua squadra del cuòòòòòre. Posso confermare di averlo visto più di una volta in tribuna urlare a squarcia gola, non so bene cosa, tra le frange più accese del calorosissimo tifo gialloblù. E’ importante, a questo punto, sottolineare che la mascotte del Cervia altro non sia che un pupazzo dalle sembianze di un cervo comprendente di lunghe corna. Ora, mentre Sara Ventura si aggirava a bordo campo per intervistare i giocatori, il soggetto in questione dichiara di aver urlato alla malcapitata che la più famosa e nota sorellona possedeva molte più corna della mascotte stessa. Inutile dire quale sia stata la reazione della Ventura, che, a sentir dire, ha dato completamente in escandescenza asserendo di non voler continuare ad andare avanti fino a quando il molestatore non fosse stato allontanato.
Non sappiamo se sia stato mandato via o meno, di sicuro, però, se così dovesse continuare avremo la “fortuna” di vederlo al più presto tra gli ospiti fissi di Buona Domenica.
17/12/2004

"Joe P. Brenner, per cosa sta la P?"
"Puttaniere!"
(Mark Kaminski, Alias Joe P. Brenner, CODICE MAGNUM)
09/12/2004
Breve trama: Donnie Darko narra le vicende e le stranezze di un ragazzo indubbiamente fuori dal comune.
Apparentemente afflitto da allucinazioni e disturbi psichici, riceve quotidianamente la visita di un coniglio gigante di nome Frank che, oltre ad esercitare pieno controllo sulle azioni dell’adolescente, gli rivela la data e l’ora esatta della fine del mondo.
Donnie tenterà, in 28 giorni, di capire come e perché avrà luogo l’esito dell’umanità, ricostruendo giorno dopo giorno, notte dopo notte, una storia sempre più intricata ed incredibile.
Commento: C’è chi, già, lo definisce un capolavoro, ed è assai difficile trovare un parere contraddittorio.
La storia di questo film è alquanto singolare: uscito nel 2001 negli Stati Uniti, Donnie Darko non riscosse enorme successo, anzi per dirla breve passò totalmente inosservato, poi pian piano, però, attraverso un sottile scambio di passaparola, è divenuto quello che oggi si definisce un nuovo cult-movie. Molti suppongono maliziosamente che sia stata soltanto una ben pianificata trovata pubblicitaria, e non nascondo che il pensiero abbia sfiorato anche il sottoscritto, alla fine di tutto, però, poco cambia, perché Donnie Darko è, per dirla alla Vasco, un gran bel film.
Non poteva sperare in un esordio migliore il giovane debuttante Richard Kelly, già inserito dalla critica nell’empireo dei nuovi geni cinematografici, anche se per l’avvenire ci si augura una conferma meno singhiozzante in termini di produzione.
La pellicola, come molte altre in questo periodo, non sembra celare un avveduto intreccio di generi che, oltre ad essere ben plasmati tra loro, donano al film una particolare unicità.
L’ambientazione è tipica dei teen-movie: scuola, rapporto genitori/figli, prime cotte etc...con un forte accento posto sulla dabbenaggine della società civile.
Altresì sono molto forti le influenze della fumettistica, della commedia e del cartone animato, sulle quali, però, primeggia l’impatto di un intenso thriller psicologico paragonabile a quello di Shining. Il riscontro può sembrare piuttosto azzardato, ma anche parecchio prevedibile se si pensa alle ripetute analogie tra i due film, inoltre, come il capolavoro di Kubrick, anche Donnie Darko non fornisce elementi precisi che portano ad una semplice e semplicistica conclusione della storia, ma “intrappola” lo spettatore in un vero e proprio turbine interrogativo.
Infine uno sguardo comico sui personaggi. Esilaranti le discussioni che intercorrono tra Donnie e i suoi due amici, in particolare una rivisitazione hard dei puffi, così come esilarante è il ruolo di Patrick Swayze che, nelle vesti di un predicatore ciarlatano, pare assumere le sembianze prima di Troy Mclure (Simpson) in uno dei suoi famosi filmini (dis)educativi, e poi di Michael Jackson.
Insomma, non si sa se ritenerlo o meno un capolavoro, solo col tempo si capirà, di sicuro è un film che sottolinea la genialità del regista e che porta un po’ d’aria nuova nel mondo del cinema.
Voto al film: 8 
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